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La piccola ape attica e la tomba del poeta. Alcuni carmina Latina epigraphica di Cirta, un microcosmo poetico da riscoprire

  • Paola Ruggeri

Riassunto

Vengono esaminati alcuni carmina di Cirta, il cui contenuto storico, geografico e filologico aiuta a comprendere il forte radicamento territoriale della poesia epigrafica di questa citta della Numidia algerina e lascia emergere il desiderio degli autori locali di inserirsi entro i filoni dell’epigrammatica greca e della poesia epigrafica latina, per esprimere sentimenti ed emozioni. In questo senso uno dei carmi, dai cui e tratto il titolo dell’articolo La piccola ape attica e la tomba del poeta, risulta particolarmente significativo: Cirta rappresenta in effetti un microcosmo poetico da riscoprire, come mostra il carme funerario di un anonimo poeta, che e stato un po’ trascurato dagli studi piu recenti sui carmi africani. Del resto anche altri carmina concorrono a indirizzare verso questa prospettiva di ricerca. Ed ecco allora che riemerge in maniera prepotente la figura del retore e grammatico Frontone di Cirta, il maestro di Aulo Gellio e istitutore dei principi Marco Aurelio e Lucio Vero; vengono esaminati i legami di Frontone con la sua patria d’origine e l’influsso che pare derivare dai suoi contatti con Cirta per lo sviluppo di stilemi e modelli successivamente utilizzati dalle officine epigrafiche locali per la messa a punto dei carmina. Si ipotizza grazie ad un carme frammentario in onore di tre Augusti e alla presenza in esso del verbo bacchari, l’esistenza di una scuola di retorica cirtense. Si esamina il grado di “consapevolezza” poetica dei committenti e dei destinatari della poesia cirtense. Si indicano infine diverse prospettive di analisi sui contenuti di questi carmina, utili ad esempio per conoscere la composizione della societa cirtense e il ruolo femminile, spesso con riferimento alla religiosita pagana, orientale, cristiana.

Riassunto

Vengono esaminati alcuni carmina di Cirta, il cui contenuto storico, geografico e filologico aiuta a comprendere il forte radicamento territoriale della poesia epigrafica di questa citta della Numidia algerina e lascia emergere il desiderio degli autori locali di inserirsi entro i filoni dell’epigrammatica greca e della poesia epigrafica latina, per esprimere sentimenti ed emozioni. In questo senso uno dei carmi, dai cui e tratto il titolo dell’articolo La piccola ape attica e la tomba del poeta, risulta particolarmente significativo: Cirta rappresenta in effetti un microcosmo poetico da riscoprire, come mostra il carme funerario di un anonimo poeta, che e stato un po’ trascurato dagli studi piu recenti sui carmi africani. Del resto anche altri carmina concorrono a indirizzare verso questa prospettiva di ricerca. Ed ecco allora che riemerge in maniera prepotente la figura del retore e grammatico Frontone di Cirta, il maestro di Aulo Gellio e istitutore dei principi Marco Aurelio e Lucio Vero; vengono esaminati i legami di Frontone con la sua patria d’origine e l’influsso che pare derivare dai suoi contatti con Cirta per lo sviluppo di stilemi e modelli successivamente utilizzati dalle officine epigrafiche locali per la messa a punto dei carmina. Si ipotizza grazie ad un carme frammentario in onore di tre Augusti e alla presenza in esso del verbo bacchari, l’esistenza di una scuola di retorica cirtense. Si esamina il grado di “consapevolezza” poetica dei committenti e dei destinatari della poesia cirtense. Si indicano infine diverse prospettive di analisi sui contenuti di questi carmina, utili ad esempio per conoscere la composizione della societa cirtense e il ruolo femminile, spesso con riferimento alla religiosita pagana, orientale, cristiana.

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