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Die Abwägung irdischer und himmlischer Güter – ökonomische Ethik und Seelenökonomie in Dantes Commedia

  • Cornelia Klettke
Published/Copyright: August 21, 2014
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Riassunto

Nel campo di tensione fra le virtù e i vizi degli uomini, l’oro e la moneta svolgono un ruolo affatto ambivalente quali dispositivi il cui valore oscilla tra avaritia e caritas. Nella lingua di Dante, il termine moneta indica altresì la valuta corrente per l’anima purgata. In una simile »economia dell’anima« la moneta, quale simbolo della finanza, descrive metaforicamente l’atto di grazia di una ricchezza dell’anima, per così dire lo scambio della materialità con l’immaterialità. La poetica del denaro in Dante si basa su un raffinato repertorio retorico e concettuale la cui metaforicità suggerisce un’economia dello scambio attraverso l’immagine di preziosi e altre ricchezze terrene, che vengono raffigurate in un senso dapprima del tutto concreto e che, grazie alla permutazione, si trasformano in beatitudini psichico-spirituali. Il sistema dantesco delle pene infernali riflette lo spirito del tempo e la decadenza morale dei contemporanei che si esplica nel loro rapporto peccaminoso col denaro. Sulle orme di Tommaso d’Aquino, Dante considera l’usura un peccato contro la giustizia divina. In generale, la sua critica nei confronti dell’economia monetaria si cristallizza in tre gruppi di peccatori: gli usurai, i simoniaci e i falsari. Essi rappresentano l’oggetto di questo contributo che, inoltre, sarà completato da un confronto tra il ciclo di illustrazioni botticelliane della Commedia e la serie di affreschi realizzata da Giotto nella Cappella degli Scrovegni.

Online erschienen: 2014-8-21
Erschienen im Druck: 2014-7-11

© 2014 by Walter de Gruyter Berlin/Boston

Downloaded on 9.1.2026 from https://www.degruyterbrill.com/document/doi/10.1515/dante-2013-0010/html
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