Francesco Fioretti (*1960) è dantista e scrittore; possiede una lunga esperienza d’insegnamento dell’opera dantesca nelle scuole superiori. Dopo gli studi universitari a Firenze, ha conseguito il dottorato di ricerca all’università di Eichstätt, con la tesi Ethos e leggiadria. Lo stilnovo dialogico di Dante, Guido e Cino da Pistoia (Aracne, 2012). Il suo debutto letterario è un appassionante thriller costruito come originale risposta a un mistero che ha affascinato gli studi danteschi per secoli: come risolvere l’enigma numerologico che Dante ci propone con la profezia del »cinquecento diece e cinque« (Purg. XXXIII, 43), e come mettere in relazione questo numero con quelli cui alludono Inferno I e Paradiso XVIII? Il libro segreto di Dante, edito nel 2011 presso Newton Compton, ha avuto un successo fenomenale: in Italia ha venduto oltre 200.000 copie. Nel 2015, Fioretti riscrive la prima cantica della Commedia con il suo La selva oscura. Il grande romanzo dell’Inferno (BUR 2015; Der düstere Wald, Schenk Verlag 2021). A Dante, ha dedicato vari altri libri, fra cui La profezia perduta di Dante (Newton Compton 2013).
Christine Ott: Che cosa ti ha spinto a riscrivere l’Inferno in forma di romanzo?
Francesco Fioretti: Tra il 2010 e il 2012 ero in Germania a concludere il mio dottorato di ricerca col professore Wehle dell’Università di Eichstätt, allora presidente della Deutsche Dante-Gesellschaft. In quegli anni uscirono in Germania due traduzioni in prosa della Divina Commedia, una di Kurt Flasch, l’altra di Hartmut Köhler. Fu quello lo spunto iniziale. Riflettevo che ai non italiani è data la possibilità di leggere tutto Dante nelle loro lingue contemporanee, e persino in prosa come si legge un romanzo moderno, mentre noi italiani, già a scuola, lo leggiamo per lo più in lingua originale, con alcuni indiscutibili vantaggi (ne sentiamo la musicalità straordinaria e tutta la genialità dell’invenzione linguistica), ma anche con qualche svantaggio. Il principale è la lettura per canti scelti, che nasce da un pregiudizio umanista (il Dante non sempre poeta, il suo pluristilismo frainteso e subordinato alla distillazione linguistica di Petrarca) ripreso dalla critica idealista (da De Sanctis a Croce) e trasmesso ai licei da Gentile. Quindi noi siamo portati tuttora a scegliere al massimo una trentina di canti (in realtà sempre meno), i più »poetici«, e trascuriamo il »romanzo«, ovvero la continuità dell’opera narrativa. Era per ovviare a questa lacuna che decisi di provare a »tradurre in prosa« il testo dantesco, restando il più fedele possibile all’originale, inserendo qua e là le informazioni sui personaggi che i lettori del Trecento conoscevano ampiamente e sciogliendo le allegorie in modo da renderle comprensibili al lettore moderno. Tutto qui. Non intendevo minimamente sostituirmi a Dante, ma semplicemente offrire al lettore italiano la possibilità di riappropriarsi velocemente di quella dimensione del testo dantesco che gli è sottratta già a partire dalle scuole in cui incontra per la prima (e spesso unica) volta il più grande poema in lingua italiana di tutti i tempi.
Christine Ott: La tua lunga esperienza come insegnante che ruolo ha avuto in questa decisione?
Francesco Fioretti: L’operazione era diretta soprattutto alle scuole e agli insegnanti. Lavoravo idealmente per me e per i miei studenti. Il libro uscì la prima volta nel 2015, in occasione dei 750 anni dalla nascita del poeta, ma l’edizione era troppo pregiata per entrare nelle scuole, troppo costosa perché gli insegnanti la consigliassero ai loro studenti. Avrei dovuto continuare col Purgatorio e col Paradiso, ma l’editore pensò che avrebbero venduto meno copie dell’Inferno e il progetto si arenò lì. Poi l’editore decise di sua iniziativa, senza consultarmi, di far uscire l’edizione economica del Romanzo dell’Inferno nel 2021, per il settecentenario della morte. E a sorpresa l’edizione economica si è finalmente affermata, il fatto che tuttora lieviti nelle classifiche di vendita di Amazon nei mesi estivi mi fa pensare che sia finalmente arrivata al suo pubblico ideale, che era quello scolastico. Il guadagno (trattandosi di edizione economica) è del tutto irrisorio, ma è per me motivo di grande soddisfazione sapere che il libro è finalmente arrivato dove doveva, e che forse, per gli studenti che ne fanno uso, contribuisce a recuperare la dimensione narrativa se non altro dell’Inferno dantesco.
Christine Ott: Che cosa in particolare ti ha spinto a deciderti di riscrivere i passi di Brunetto Latini e di Maometto in maniera ›modernizzante‹?
Francesco Fioretti: Ci sono state molte polemiche in tempi recenti sull’omofobia o sull’integralismo religioso di Dante. Si tende a dimenticare che l’Illuminismo e Voltaire arrivano mezzo millennio dopo di lui. Quello che io trovo davvero sorprendente, invece, è che il suo sistema morale, fondato sull’Etica nicomachea e aggiornato all’aristotelismo cristiano, tenga perfettamente dopo settecento anni a esclusione di quei due soli luoghi testuali. Ma se noi buttassimo via Dante per quello che dice in quei due canti, saremmo noi gli integralisti. La morale sessuale medievale, fondata sulla colpevolizzazione del sesso non finalizzato alla procreazione (definito tout court »contra naturam«), cominciò a formarsi in età tardo-imperiale, quando la più grave crisi demografica dalle origini del Neolitico ad oggi aveva colpito l’Europa, tra invasioni barbariche, devastanti cambiamenti climatici e peste di Giustiniano. Il tempo di Dante era un’età di espansione demografica, ma non tale da provocare immediati cambiamenti nella mentalità comune, che sono avvenuti solo dopo la rivoluzione industriale. Oggi siamo otto miliardi e possiamo permetterci una morale più rilassata, ma se giudichiamo gli antichi sulla base dei nostri parametri siamo più intolleranti di loro. Si può dire »paleofobi«? Lo stesso discorso vale per l’atteggiamento nei confronti dell’Islam, di un’Europa che si sentiva accerchiata: da una parte la vasta presenza dei musulmani nella penisola iberica, dall’altra la loro avanzata nel Mediterraneo orientale mettevano, finite male le Crociate, l’Occidente europeo in una continua allerta. È notevole, piuttosto, che Dante poi in Purgatorio non faccia distinzione tra omo- ed eterosessuali e ponga entrambe le categorie nella cornice dei lussuriosi, e d’altra parte che sistemi nel Limbo, accanto ai filosofi pagani, i grandi pensatori arabi del Medioevo. È insensato, insomma, fare del nostro sommo poeta tanto la bandiera del nostro integralismo quanto il bersaglio della nostra presunta apertura. Così ho deciso semplicemente, ma solo in quei due luoghi danteschi, di salvare l’impianto morale che vi soggiace semplicemente aggiornandone la visione generale. I »contro natura« sono diventati i negazionisti del clima e le ecomafie, gli scismatici islamici si sono trasformati negli integralisti di qualsiasi religione. Mi premeva sottrarre la visione d’insieme alle critiche pretestuose degli integralisti odierni.
Christine Ott: Che cosa pensi dell’insegnamento di Dante nelle scuole italiane: quali metodi bisogna conservare, quali eventualmente modificare?
Francesco Fioretti: La lectura Dantis con spiegazione e commento la si fa da sempre, da Boccaccio a Benigni. La centralità del testo non viene mai meno. Dal punto di vista linguistico ciò che accresce di anno in anno le difficoltà è l’abbandono progressivo del latino, che ormai in Italia si studia seriamente nei soli licei classici (mentre nei licei scientifici prende sempre più piede la variante con informatica al posto del latino e nei linguistici la lingua latina è materia del solo primo biennio). Ma, come diceva Eliot, resta l’impianto figurativo, il linguaggio delle allegorie che è un prodigioso repertorio di correlativi oggettivi. In questo la LIM (Lavagna Interattiva Multimediale) in classe permette una continua sollecitazione della memoria visiva, e non solo. Si può ad esempio spiegare il secondo canto del Purgatorio (le anime degli espianti che arrivano sulla spiaggia del secondo regno dell’aldilà) lasciando scorrere in sottofondo il canto gregoriano di In exitu Israel de Aegypto, che viene cantato sul vascello dell’angelo nocchiero. Si può insomma lavorare molto meglio sulla multimedialità intrinseca del poema dantesco.
Christine Ott: Come reagiscono i ragazzi, che cosa li colpisce di più della Commedia?
Francesco Fioretti: Ai ragazzi, anche a quelli di oggi, piace molto l’Inferno. È il fantasy che colgono al volo, la somiglianza di Gandalf il Bianco di Tolkien al Catone Uticense custode del Purgatorio. Il realismo nella descrizione dei luoghi inventati, i drammatici colloqui con i personaggi monumentali della prima cantica si imprimono nell’immaginazione di tutti oggi come sempre. Più difficile affrontare la lettura soprattutto del Paradiso. Il linguaggio si fa filosofico, la visione eterea. Del Paradiso la cosa che colpisce di più, se si riesce a trasmetterla, è la sperimentazione linguistica. I gerghi giovanili sono pieni d’espressività volta alla deformazione provocatoria del linguaggio degli adulti. Se si riesce a coinvolgerli nella tensione espressiva dell’ultima cantica, negli effetti speciali dei verbi parasintetici e delle terzine in latino con i genitivi ebraici in rima, qualcosa passa. Per un insegnante, invece, rifare Dante tutti gli anni non è mai noioso, ogni anno è un’avventura diversa.
Christine Ott: Si possono trattare tutti i canti della Commedia a scuola?
Francesco Fioretti: In linea teorica sì. Se non lo si fa è soprattutto per mancanza di tempo.
Christine Ott: Qual è il passo o il canto della Commedia che più di tutti necessita di una riscrittura?
Francesco Fioretti: I passi da »riscrivere« sono soprattutto quelli ancora vincolati ai codici simbolici del Medioevo, che sono diventati inaccessibili al lettore contemporaneo. Ad esempio nel Romanzo dell’Inferno ho completamente reinterpretato il primo canto del poema. Il fatto che il personaggio-poeta si smarrisca all’inizio del libro in una selva oscura è ancora parte di un immaginario universale junghiano, ma che incontri degli animali che non sono animali, bensì predisposizioni al male, non dice più nulla al nostro inconscio collettivo. All’inizio dell’Inferno aggiungerei la fine del Purgatorio (dalla processione simbolica alla visione allegorica sulla storia della Chiesa con la profezia del Cinquecento diece e cinque) e qualche brano del Paradiso. Sono passi che generalmente a scuola si saltano, ma fa eccezione il primo canto dell’Inferno. E sono i soli passi in cui ormai si avverte la distanza che ci separa da Dante.
Christine Ott: In te lo studioso di Dante come convive con lo scrittore e con l’insegnante?
Francesco Fioretti: Lo studioso è la componente fondamentale, e il divulgatore (nella veste duplice di scrittore e insegnante) viene subito dopo. La vera scommessa è che quello che scopre lo studioso (e la Divina Commedia non smette mai di stimolare nuove interpretazioni) non resti chiuso in una cerchia ristretta di addetti ai lavori, altrimenti si tradirebbe la »popolarità« di Dante. Perché, come diceva Sermonti, Dante è pur sempre uno scrittore »popolare«, anche se non »di massa«. È »popolare« perché il suo messaggio è universale, si rivolge a tutta la cristianità se non a tutta l’umanità (cosa, quest’ultima, che emerge dalla sua ampia traducibilità persino in lingue come quelle indiane o in cinese e coreano, che appartengono a culture molto distanti dalla nostra). Non è »di massa« perché si rivolge a ciascun individuo nella sua singolarità. A partire da Boccaccio l’esigenza della sua divulgazione è connaturata al poema. Alcuni devono studiarlo per renderlo perpetuamente leggibile a tutti gli altri. La Commedia è l’atto fondativo di quella che chiamiamo »letteratura europea« e il rito di riappropriazione che compiamo al passare delle generazioni è al tempo stesso un rito identitario nel senso migliore del termine. Quando smetteremo di praticarlo non saremo più noi.
Christine Ott: Come vedi il futuro della ricezione di Dante – in università, nelle scuole, sul mercato del libro?
Francesco Fioretti: Andrà di pari passo al mutare delle ideologie e delle mentalità. Nei licei italiani ho ascoltato dibattiti sulla liceità della sostituzione dei Promessi sposi con letture di romanzi più recenti, ma non ho mai sentito mettere in discussione la lettura della Commedia dantesca, nemmeno da parte dei più fanatici della contemporaneità. Non mi piace molto la divulgazione per età anteriori ai quindici anni (Topolino, Geronimo Stilton e quant’altro), perché quando lo smarrimento nella selva oscura e l’incontro con la lupa vengono letti senza il loro piano ulteriore di significazione, diventano Cappuccetto Rosso, e l’operazione rischia di risultare inutile se non dannosa. Dan Brown, in un passo di Inferno, mette il Purgatorio di Dante (in cui basta la preghiera gratuita dei vivi al riscatto dei morti) sullo stesso piano della (più tarda) vendita delle indulgenze. La cattiva divulgazione non fa bene a Dante. E alla »letteratura europea«.
© 2025 Walter de Gruyter GmbH, Berlin/Boston
Articles in the same Issue
- Frontmatter
- Frontmatter
- 100 Bände Dante-Jahrbuch
- Dantes Sprachen
- Cantare. Ein Kapitel in Dantes poetischer Anthropologie
- Einheit in Vielfalt – zu Dantes dreisprachiger Canzone »Aï faus ris«
- La Comedia di Dresda. Storia di un manoscritto dantesco del secolo XIV
- Dante auf Hebräisch
- Percorsi nel lessico della Commedia alla luce del Vocabolario Dantesco
- Lectura Dantis. Paradiso XXVI
- Vermag Dichtung Transzendentes zu vermitteln?
- Eine transzendentale Odyssee. Dante-Aktualisierungen / Un’odissea trascendentale. Attualizzare Dante
- Einleitung
- Introduzione
- Rudolf Georg Adam und Horst Lauinger im Gespräch mit Franziska Meier
- Lino Pertile a colloquio con Christine Ott
- Theresia Prammer im Gespräch mit Andrea Renker
- Francesco Fioretti a colloquio con Christine Ott
- Livio Gambarini a colloquio con Mattia Petricola e Christine Ott
- Franz Josef Czernin im Gespräch mit Marco Baschera und Judith Kasper über seine Commedia. Verwandlungen nach Dante
- Rezensionen
- Pierre Bouretz, Sur Dante, Paris, NRF Gallimard 2023, 288 S.
- Thomas Klinkert/Patricia Oster (Hrsg.), Dante in der romanischen Welt, Paderborn, Brill Fink 2024 (Romanistisches Kolloquium; 13), 345 S.
- Alessandra Forte, Copisti di immagini. Affinità iconografiche nella tradizione manoscritta della ›Commedia‹, Roma, Viella 2023, pp. XXIV–352.
- Erminia Ardissino / Giovanna Cordibella (a cura di), Dante nel Rinascimento europeo. Religione e politica. Edizioni di storia e letteratura, Roma 2024, pp. 227.
- Francesco Ciabattoni: Dante’s Performance. Music, Dance, and Drama in the »Commedia«, Berlin/Boston, De Gruyter, 2024, 269 Seiten.
- Piet Wessing, Inferno. 2006–2018, Selbstverlag 2022, 207 S.
- Bibliographie
- Deutsche Dante-Bibliographie 2024
Articles in the same Issue
- Frontmatter
- Frontmatter
- 100 Bände Dante-Jahrbuch
- Dantes Sprachen
- Cantare. Ein Kapitel in Dantes poetischer Anthropologie
- Einheit in Vielfalt – zu Dantes dreisprachiger Canzone »Aï faus ris«
- La Comedia di Dresda. Storia di un manoscritto dantesco del secolo XIV
- Dante auf Hebräisch
- Percorsi nel lessico della Commedia alla luce del Vocabolario Dantesco
- Lectura Dantis. Paradiso XXVI
- Vermag Dichtung Transzendentes zu vermitteln?
- Eine transzendentale Odyssee. Dante-Aktualisierungen / Un’odissea trascendentale. Attualizzare Dante
- Einleitung
- Introduzione
- Rudolf Georg Adam und Horst Lauinger im Gespräch mit Franziska Meier
- Lino Pertile a colloquio con Christine Ott
- Theresia Prammer im Gespräch mit Andrea Renker
- Francesco Fioretti a colloquio con Christine Ott
- Livio Gambarini a colloquio con Mattia Petricola e Christine Ott
- Franz Josef Czernin im Gespräch mit Marco Baschera und Judith Kasper über seine Commedia. Verwandlungen nach Dante
- Rezensionen
- Pierre Bouretz, Sur Dante, Paris, NRF Gallimard 2023, 288 S.
- Thomas Klinkert/Patricia Oster (Hrsg.), Dante in der romanischen Welt, Paderborn, Brill Fink 2024 (Romanistisches Kolloquium; 13), 345 S.
- Alessandra Forte, Copisti di immagini. Affinità iconografiche nella tradizione manoscritta della ›Commedia‹, Roma, Viella 2023, pp. XXIV–352.
- Erminia Ardissino / Giovanna Cordibella (a cura di), Dante nel Rinascimento europeo. Religione e politica. Edizioni di storia e letteratura, Roma 2024, pp. 227.
- Francesco Ciabattoni: Dante’s Performance. Music, Dance, and Drama in the »Commedia«, Berlin/Boston, De Gruyter, 2024, 269 Seiten.
- Piet Wessing, Inferno. 2006–2018, Selbstverlag 2022, 207 S.
- Bibliographie
- Deutsche Dante-Bibliographie 2024